La povertà non si nasconde // Altrove contro (e oltre) Polidori

Riceviamo e diffondiamo.

MERCOLEDI’ 9 GENNAIO h.18 p.unità

La mattina del 4 gennaio, Trieste ricompare ancora una volta sulle pagine della stampa nazionale.
Protagonista questa volta è il vicesindaco Paolo Polidori che, nel pieno dell’inverno, decide di allenare la sua creatività e rincuorare i vigliacchi di tutto il mondo, quelli che la povertà non la vogliono proprio combattere, ma contro i poveri si scagliano volentieri. Il vicesceriffo ruba così le coperte a un senzatetto e le getta nella spazzatura; si vanta poi del nobile gesto tramite il suo canale facebook.

Quell’atto è, una volta in più, espressione della guerra in corso: la guerra dei privilegiati agli ultimi.
Una guerra giocata, a suon di foto sui social e di becera propaganda, sulla pelle di chi non ha casa, non ha redditto, non ha lavoro. Di chi è più solo e più ricattabile.

Polidori è un piccolo uomo che ha fatto vergognare una città intera e per questo motivo dovrebbe dimettersi.
Ma noi vogliamo molto di più.

Vogliamo parlare di emergenza abitativa, delle migliaia di persone che hanno difficoltà ad avere un tetto sopra la testa in questa città, costrette allo sfruttamento di un lavoro sottopagato per permettersi un affitto, costrette a dormire nei ricoveri notturni, costrette a soluzioni di fortuna a casa di amici o parenti, troppo spesso costrette per strada. Vogliamo riprenderci gli spazi abbandonati dalla speculazione, dieci volte più numerosi del fabbisogno cittadino.
Vogliamo parlare della gestione degli spazi pubblici. Vogliamo denunciare gli interessi che sottrarranno la ricchezza di Porto Vecchio alla città, per darlo in pasto agli hotel di lusso e al divertimento di pochissimi. Vogliamo arrestare la gentrificazione di massa che sta investendo Trieste, rendendo sempre più inaccessibile il centro cittadino, generando lavoro nero, sfruttamento ed esclusione per i soggetti espulsi continuamente dalla Trieste-cartolina: espulsi perché “impresentabili”, espulsi perché privi dei mezzi per accedere ai servizi necessari di zone economicamente inavvicinabili per la moltitudine di lavoratrici e lavoratori precarie. Vogliamo aprire dieci, cento, mille spazi sociali, che agiscano dove le istituzioni non hanno interesse ad arrivare, ricostruendo comunità accessibili a tutte e tutti.
Vogliamo parlare della smania securitaria che attacca gli ultimi, produce notti al freddo e maggiore povertà: meno sicurezza e nessuna libertà.

Vogliamo tornare a prendere parola sui temi cruciali, troppo spesso abdicati alle decisioni dei privilegiati, mettendo in campo le soluzioni desiderabili a partire da noi stessi.

Non ci faremo soffocare da chi ci vuole rendere persone limitate, chiuse silenziosamente in luoghi prestabiliti, per imporre l’immagine di una Trieste da cartolina, profitto dei pochi a discapito dei molti.

Per tutto questo saremo in piazza, a portare bisogni e desideri che non si fanno regolamentare, costruendo assieme nuove abitudini di vivere gli spazi urbani.

Appuntamento in piazza Unità, dalle ore 18 di mercoledì 9 gennaio.
Porta te stessa-o e ciò che vorresti trovare.
Porta una coperta: nessuno ne butterà più via.

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UNA PICCOLA STORIA
Fin dal suo esordio, l’amministrazione comunale di Trieste si è saputa distinguere per la promozione di politiche sempre più repressive, specie in tema di gestione degli spazi urbani.
Il 20 agosto 2017 due giovani ragazzi senzatetto erano multati per essersi sdraiati a riposare sul sagrato di una chiesa. Due giorni dopo, il 22 agosto, un uomo veniva sanzionato per aver lavato i suoi vestiti ad una fontanella.
In poco tempo la paranoia securitaria e repressiva subiva un’improvvisa accelerazione, invadendo l’intera città.
Sì, perché quando la disoccupazione cresce e sempre più giovani fuggono alla ricerca di un reddito, quando centinaia di persone vivono per strada e migliaia di loro non possono accedere ai diritti più basilari (salute, istruzione, lavoro…), l’urgenza primaria è naturalmente quella di rimuovere qualunque segno di vita non conforme, nascondendo i problemi tramite la maschera dei salotti buoni.
Di fronte a tali eventi, tantissime persone si autorganizzarono per scendere in piazza ed opporsi alla nuova ideologia del decoro urbano. “Decoro” concepito come assenza di umanità; “decoro” come bellezza e serenità fittizia, tappeto sotto cui nascondere i veri problemi di una città; “decoro” come mezzo per strumentalizzare disuguaglianze ed esclusioni da parte di miseri politicanti da quattro soldi.
Assieme si diede vita ad alcuni esperimenti di riappropriazione degli spazi urbani, proseguiti con cadenza settimanale durante tutta l’estate, in piazza Goldoni. Questi momenti, che per alcuni mesi sono stati in grado di riprendere i fili di una piccola comunità, si sono chiamati “Altrove”.

NE’ CON LA LEGA NE’ CON IL PD
Che a saltare sulle sedie dall’indignazione siano – fra i tanti – anche esponenti di spicco del Partito Democratico, rende l’idea di quanto la mistificazione caratterizzi il portato della retorica decorista.
Il concetto di “decoro”, brandito come un’arma per giustificare repressione ed esclusione sociale in tutta Italia, è ed è stato tranquillamente fatto proprio dal PD, tanto da parte degli amministratori locali (si pensi soltanto agli sgomberi manu militari di senzatetto e spazi sociali, a Milano, Bologna e in altre grandi e piccole città), quanto dal precedente governo (do you remember decreto Minniti?).
La guerra ai poveri e agli ultimi è condotta con inquietante continuità non soltanto a partire dal 4 marzo 2018; non vogliamo che nessuna-o se ne dimentichi!

E’ UNA QUESTIONE DI DIGNITÀ?
No, è una questione politica.
Gettare nella spazzatura le coperte a un senzatetto per noi rappresenta una scelta politica precisa, che poco ha a che fare con la bontà o la cattiveria di chi la compie; la scelta è quella di tutelare i ricchi, gli unici che godono di un centro città vuoto e inanimato, scegliendo di calpestare i poveri e le esigenze che essi esprimono.
Scendere in piazza per mettere un freno a queste condotte significa fare la scelta contraria, significa lottare contro il privilegio di pochi per il benessere di molti.

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