Presentazione della graphic novel “Campo 97, anarchici e slavi a Renicci nel 1943”

 

 

 


Prendendo spunto dal diario di Corrado Perissino, anarchico veneziano combattente antifascista nella Spagna del ’36, si ricostruiscono gli ultimi giorni di luglio fino all’8 settembre del 1943: Perissino, assieme ai triestini Umberto Tommasini, anarchico, e Giorgio Jaksetich, comunista, viene trasferito dal confino di Ventotene al campo di concentramento di Renicci, poiché Internati et confinati maschi colonia Ventotene non compresi recenti provvedimenti clemenza poiché comunisti e anarchici dovranno essere trasferiti campo di concentramento Renicci di Anghiari.
La storia prosegue narrando le vicende dei protagonisti nel viaggio di trasferimento, al momento dell’arrivo e soprattutto per il periodo di permanenza nel campo, costruito per recludere internati slavi, dopo l’invasione delle loro terre da parte delle truppe italiane. In base ad una serie di testimonianze raccolte dagli autori dei testi consultati, Giorgio Sacchetti, Daniele Finzi, Carlo Spartaco Capogreco ecc., si descrivono le condizioni di vita nel campo, i rapporti con la popolazione locale e con le autorità militari, fino alla fuga dell’8 settembre, la smobilitazione e il destino successivo della struttura e dei prigionieri.
Mentre sul tema ci sono testimonianze dirette di Alfonso Failla e Umberto Tommasini, come anche di Giorgio Jaksetich, si è voluto introdurre come figura di narratore Corrado Perissino, di cui abbiamo ricostruito le vicende grazie anche alla collaborazione del figlio, che ci ha messo a disposizione il diario riguardante il periodo preso in esame. Il veneziano Perissino è un personaggio meno noto ma che ha vissuto in prima linea il contesto antifascista europeo dagli anni 30 fino alla morte negli anni 80. Tra gli altri prigionieri a Renicci di cui nel fumetto si traccia la storia, c’è l’artista Giandante X. Non ultima la figura di Beppone Livi, che organizzò le attività di soccorso agli internati e che, con la moglie Angiola Crociani, fu responsabile del vettovagliamento per i trecento slavi armati evasi dall’internamento.

 

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