TANTI POPOLI NESSUNO STATO NESSUN CONFINE

Lo stato israeliano da decenni pratica un feroce apartheid contro le popolazioni palestinesi e bombarda ciclicamente la Striscia di Gaza con inenarrabili massacri di civili inermi, distruzioni e disastri ambientali. Questi bombardamenti, che proseguono da un mese e mezzo con incredibile violenza, stanno rendendo invivibile un territorio dove abitano 2,2 milioni di esseri umani. Gaza è ridotta a un grande campo di sterminio per bambini (quasi la metà degli abitanti) e per adulti: senza acqua, senza luce, senza cibo e senza cure. I morti non si contano più. Quando si dice genocidio non è un’esagerazione!

Esso è supportato sia dall’Europa che dagli USA che cercano di moderare l’irruenza dello stato israeliano solo allo scopo di “contenere” il massacro entro i limiti funzionali ai propri interessi. Mentre nei progetti di Netanyahu è previsto l’esodo verso il deserto del Sinai degli abitanti di Gaza, in quelli di Biden è prevista la trasformazione di Gaza in una “riserva palestinese” con occupazione militare “internazionale”, cioè controllata dagli stessi USA. E, se pur marginale, non può essere taciuto il ruolo del governo italiano: dopo che il viceministro Cirielli aveva proposto di bloccare – proprio ora! – gli aiuti umanitari a Gaza, la Marina militare italiana ha inviato due sue navi davanti alle coste di Gaza in supporto allo schieramento navale da guerra degli USA, già presente in loco a sostegno di Israele. Del resto, da sempre i governi italiani, di destra e di sinistra, hanno collaborato militarmente con lo stato di Israele.

Non consideriamo “resistenza” l’azione militare di Hamas del 7 ottobre che ha massacrato centinaia di civili, israeliani e non, innocenti. Noi consideriamo Hamas (e le formazioni religiose sue alleate come la Jihad Islamica) per quello che è: una forza reazionaria, feudale, che nel suo statuto ha definito le rivoluzioni francese e russa come congiure ebraiche. Una forza che ha il sostegno di alcuni tra gli stati più reazionari del mondo: dalla petro-monarchia del Qatar, all’Iran degli Ayatollah che tortura le donne senza velo, alla Turchia di Erdogan che massacra il popolo curdo e cerca di soffocare l’esperienza rivoluzionaria della Rojava. D’altra parte, il governo Netanyahu utilizza lo spauracchio di Hamas per alimentare una spirale perversa quanto distruttiva, funzionale ai suoi piani di colonizzazione e pulizia etnica nei territori palestinesi.

Siamo a fianco delle popolazioni palestinesi, per la loro autodeterminazione, con una visione internazionalista, libertaria e federalista, contro tutti i muri, fili spinati e confini fra i popoli e fra gli esseri umani!

Sosteniamo tutte le forme di lotta popolare diretta palestinese, avendo come esempio, tra altri, la lotta che per oltre un decennio ha visto villaggi della Cisgiordania mobilitarsi quotidianamente con a fianco centinaia di giovani ribelli israeliani!

Sosteniamo e riteniamo molto importante il dissenso che si manifesta in Israele e siamo molto attenti a ciò che si muove nella società israeliana. Sosteniamo e riteniamo importanti i blocchi delle merci israeliane messi in atto dai portuali di Genova, Barcellona, Sidney e Belgio. Consideriamo di gran valore le mobilitazioni pro-palestinesi degli ebrei negli USA. Siamo attivi per il massimo allargamento possibile dell’area di solidarietà alle popolazioni palestinesi.

La proposta di un nuovo stato palestinese (dalle dimensioni più che ridotte e a chiazze di leopardo separate le une dalle altre), se apparentemente sembra un passo in avanti nella liberazione di un popolo oppresso e sfruttato, in realtà è una nuova gabbia che rafforzerà i sentimenti nazionalisti facendo perdere la consapevolezza degli interessi di classe e dell’importanza della lotta sociale contro i dominatori e gli sfruttatori di ogni tipo. Non esiste liberazione economica e sociale del proletariato al di fuori dalla sua autorganizzazione in classe; la sua cristallizzazione nelle comunità nazionali interclassiste è la tomba di ogni progetto di rivoluzione sociale.

Ma per rendere credibile questa impostazione occorre mobilitarsi per far cessare questa guerra, gli attacchi alla popolazione civile israeliana e palestinese, la situazione intollerabile nella quale si trovano i lavoratori, le donne, gli uomini, i bambini a Gaza e in Cisgiordania, affinché tacciano le armi, cessi il regime di occupazione militare israeliana, finisca il regime di apartheid, di oppressione e di emarginazione della popolazione araba, sconfiggendo nel contempo i rigurgiti antiebraici sempre dormienti e mai sopiti.

Crediamo che una soluzione federalista dal basso, fuori e contro i confini degli stati, possa spezzare la catena infernale della guerra, dell’odio etnico e religioso, degli imperialismi, delle vendette senza fine.

Gruppo Anarchico Germinal

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