Dopo le esperienze del tutto negative dei governi precedenti era difficile pensare a un governo ancora più nemico delle classi popolari e più piegato alle logiche del capitale. Il governo Draghi, invece, promette di essere tutto questo e anche di peggio.
Quella dell’illustre “tecnico” chiamato a salvare la patria è un’anomalia politica tutta italiana che non ha riscontri nel resto d’Europa. Da Ciampi a Dini a Monti a Draghi, questi tecnici vengono presentati come super partes, ma non lo sono per niente. Sono sempre dalla parte dei padroni, della grande industria, della finanza.
I governi tecnici hanno sempre seguito i dettami del neoliberismo per privatizzare, tagliare salari, pensioni, servizi pubblici e sanità, istruzione e cultura, salvo poi oggi riscoprire di nuovo il ruolo dello Stato in economia, consistente più che altro nel destinare miliardi alle imprese. Bonomi, presidente di Confindustria, ha detto più volte molto chiaramente quello che si aspetta dal governo: dateci i soldi poi lasciateci fare.
Il banchiere Draghi e i ministri “tecnici” da lui designati – e che solo a lui rispondono – sono tutti legati al mondo della finanza e dell’industria.











