L’anniversario della liberazione dal nazifascismo è una data da sempre ingombra di patriottismi, nazionalismi, mitologie vetuste e musealizzazioni della memoria, strumentalizzazioni. È un’occasione per i fascisti di governo per ripulirsi la faccia, e per i politici di tutti gli schieramenti per giocare al macabro gioco della pacificazione e della conciliazione nazionale. Eppure è una data che affrontiamo. Perché è anche un momento in cui viene voglia di affermare ancora più il nostro antifascismo, di contestare le ipocrisie, e portare traccia di quello che pensiamo, diciamo e cerchiamo di fare ogni giorno. Perché l’antifascismo va praticato ogni giorno.
Invitiamo tuttə lə antifascistə a portare la propria lettura, voce, testimonianza Sabato 25 Aprile in piazza della borsa dalle 10.00.
Esiste nella destra un preciso discorso sulla natura che dice molto della sua concezione della società e che parla la lingua dell’autoritarismo, dell’organicismo e della comunità escludente. Dalle cosiddette correnti verdi del fascismo fino all’attuale ecobordering, ripercorrere la storia dell’ecofascismo è il primo passo per capirlo e saperlo affrontare.
Ne parliamo con David Bernardini studioso delle culture politiche radicali
a seguire aperitivo chiacchiere e musica
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Ieri abbiamo effettuato un volantinaggio fuori dalla stazione dei treni nell’ambito della settimana di mobilitazione contro la logistica di guerra nelle ferrovie indetta dall’Assemblea Antimilitarista. Di seguito il volantino diffuso e l’appello della mobilitazione.
L’attacco di Stati Uniti ed Israele all’Iran ha innescato un’escalation bellica che sta incendiando l’area tra il Mediterraneo e il Golfo Persico.
Una deflagrazione a livello globale appare sempre più vicina.
Il rischio per chi si oppone al regime teocratico iraniano in una prospettiva internazionalista, di classe ed antipatriarcale è che il regime, indebolito dopo l’insurrezione di gennaio, si rinforzi di fronte agli attacchi.
A Stati Uniti ed Israele non importa nulla delle aspirazioni di libertà costate non meno di ventimila morti e diecimila prigionieri politici a chi ha scelto di sfidare la Repubblica islamica.
Trump non mira ad un cambio di regime che risponda alle istanze degli insorti e delle insorte perché gli è sufficiente strappare accordi favorevoli in campo energetico.
La posta in gioco per gli Stati Uniti è il controllo delle risorse e dello stretto di Hormuz, l’isolamento della Russia, la fine del commercio di idrocarburi con la Cina.
Israele prova a regolare i conti con Hezbollah, facendo leva sulle divisioni tra gli sciiti libanesi.
È un’operazione azzardata, specie se il governo israeliano non si accontenterá di controllare la striscia sino al fiume Litani, tentando un’operazione di terra più in profondità, che potrebbe essere molto impegnativa sul piano militare e foriera di nuove proteste ed iniziative disfattiste su quello interno. Netanyahu si muove sul filo del rasoio, con una mossa calcolata per arrivare con posizioni più forti alle elezioni. Il governo del Likud e dei suoi alleati dell’estrema destra religiosa punta sull’espansione in Cisgiordania e sulla guerra per evitare una bocciatura alle urne, che decreterebbe la fine politica del premier e dell’attuale alleanza di governo. Tuttavia la carta del compattamento di fronte ad un nemico storico rischia di risultare logora specie se il conflitto non sarà breve: dal Nord del paese, colpito da una pioggia di missili, fuggono nuovamente a migliaia.
Affronta polemicamente già dal titolo la questione delle presenze femminili nei monumenti pubblici in Italia il volume Comunque nude. La rappresentazione femminile nei monumenti pubblici italiani, a cura di Ludovica Piazzi ed Ester Lunardon. Questo libro scaturisce dall’indagine svolta dall’associazione Mi Riconosci tra il 2021 e il 2022, che ha censito le statue pubbliche italiane dedicate a figure femminili. I risultati della ricerca hanno confermato una presenza di donne nella statuaria molto bassa, che perpetua spesso stereotipi sessisti e con un rilievo al corpo femminile spesso ipersessualizzato tale da far pensare che una donna, per ottenere attenzione, debba essere nuda. Il libro raccoglie i contributi di diverse ricercatrici, lavoratrici, studentesse, professioniste dei beni culturali con diversi ambiti di formazione. Tutte le autrici sono attiviste dell’associazione Mi Riconosci che si adopera sui temi inerenti la gestione del patrimonio culturale e le condizioni di lavoro nel settore. L’elenco dei monumenti censiti comprende oltre centosettanta voci: i dati sono stati raccolti attraverso un questionario distribuito al pubblico che segue l’attività dell’associazione, e integrati da ricerche personali delle promotrici dello studio.
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Ieri come tutti gli anni abbiamo deposto un fiore sul portone dove il 9 marzo 1985 è stato ammazzato Pietro Greco detto “Pedro” militante dell’Autonomia Operaia. Pedro venne ammazzato sotto casa in via Giulia 39 da un agente dei servizi segreti e tre agenti della DIGOS di Trieste, che gli spararono più di dodici colpi d’arma da fuoco, prima nell’atrio del palazzo e poi in strada, alle spalle, quando stava già agonizzando sul marciapiede.
Pedro era un militante comunista, originario della Calabria ma trasferitosi a Padova per studiare. Fu molto attivo nelle lotte di quella città per le occupazioni abitative, l’autoriduzione delle bollette, le occupazioni di spazi sociali, come anche nelle mobilitazioni dei lavoratori della scuola e nella militanza antifascista. Fu implicato nel processo del 7 aprile 1979 e si spostò, latitante, a Trieste. La sua fu una vera e propria esecuzione, compiuta nell’atrio del palazzo dove abitava, in modo da non lasciare testimoni scomodi. Ma Pedro ebbe la forza di uscire dal portone e di morire sotto gli occhi dei passanti e dei negozianti del quartiere. Grazie a questo gesto, il fatto non fu nascosto o falsificato e la notizia ebbe una certa eco, anche al di fuori del movimento.
Non lo dimentichiamo.
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